DSA e dintorni…quanta fretta!

dsa2“Mi scusi, mi rivolgo a lei perchè mio figlio è certificato, vorrei che lei lo seguisse. Ma usa il computer? e la sintesi vocale? Può insegnargli un metodo? No perchè sta andando male a scuola e sa, siamo già a gennaio non vorrei trovarmi a giugno con dei debiti”.

“Senta al nostro primo incontro porto anche mio figlio così sente tutto anche lui”

Come Tutor DSA-ADHD spesso mi sento rivolgere queste parole e sono sempre più convinta che stiamo vivendo in un periodo di preoccupante schizzofrenia.

Capisco l’ansia del genitore che si sente forse inadeguato di fronte ad un disturbo specifico di apprendimento, ma credo che ci sia la necessità di fare chiarezza e soprattutto NON BISOGNA AVERE FRETTA – cosa assai difficile da accettare, ma procediamo per punti:

  1. Uso degli strumenti compensativi.
    Nei documenti che certificano uno o più DSA vengono elencati gli strumenti compensativi da utilizzare per aiutare lo studente nelle diverse fasi di apprendimento. Questo però non vuol dire che si devono necessariamente utilizzare in modo indiscriminato. Mappe, computer, riassunti con parole chiave evidenziate, sintesi vocale sono sicuramente utili, ma è solo lavorando insieme allo studente che si comprende quale o quali strumenti siamo più utili, e per capirlo ci vuole TEMPO. Un tempo che si riempie di significati che vanno oltre la modalità di apprendimento; un tempo in cui si instaura fiducia, dove si impara ad essere se stessi perchè non c’è il peso di un giudizio, un tempo dove si lavora tantissimo sull’autostima, un tempo in cui si “impara a funzionare”, dove si trova la strada e dove magari la mappa, lo schema e il riassunto non si scarica da Internet, ma si prepara insieme diventando progressivamente autonomi.
  2. L’uso del computer a casa e a scuola.
    Può sembrare strano da parte mia, ma io non sono immediatamente favorevole all’uso del computer sia a scuola che a casa (tengo a precisare che sono favorevole al computer qualora sia una scelta didattica a favore di tutta la classe).
    Usare un computer o un tablet presuppone l’attivazione di più facoltà: ascolto, sintesi, velocità di scrittura e colpo d’occhio (perchè siamo automaticamente portati a controllare l’esattezza di ciò che scriviamo). Tutto piuttosto complesso per chiunque, i ragazzi in particolare – tutti, non solo quelli con DSA – sono velocissimi a digitare su un cellulare, ma li avete mai visti di fronte ad una tastiera?
    Quindi, se proprio vogliamo che utilizzino in computer dobbiamo renderli quantomeno veloci, abituarli ad utilizzare tutte le dita. Esistono dei software, ma anche qui ci vuole TEMPO.
  3. DSA e debito scolastico.
    Perchè si continua a considerare il debito (la materia da recuperare a settembre) una punizione? E perchè uno studente con DSA non dovrebbe essere rimandato a settembre?
    Non è una questione di umiliazione, sempre che le cose si spieghino in modo adeguato.
    Se una persona è discalculica e viene rimandata in matematica è per darle la possibilità di focalizzare determinati argomenti e trovare il modo per affrontarli meglio per poi proseguire negli anni successivi, non è una persecuzione, non è una discriminazione perchè “affetta da un disturbo”; il discalculico funziona diversamente e forse alcuni casi ha bisogno di TEMPO.
  4. Il METODO. Il tutor DSA o anche non DSA non fornisce un metodo, ma strategie. Le strategie si trovano insieme e se si vuole puntare sull’autostima è necessario osservare anche quelle che vengono messe in atto dallo studente, altrimenti è come dirgli: “guarda, tu non sei capace, ti dico io come fare” e se poi la strategia non funziona sottilmente gli arriva il messaggio implicito: “Non funzioni proprio per niente, questa strategia ha fallito, te ne suggerisco un’altra”.
    Trovare insieme la strada non è qualcosa di immediato, bisogna fidarsi, provare, cadere e rialzarsi, ma sempre insieme.

In merito all’ultima richiesta che spesso mi viene posta: “Senta al nostro primo incontro porto anche mio figlio così sente tutto anche lui?”, io mi chiedo sempre “Ma perchè? A cosa serve?”
Il primo colloquio deve avvenire tra adulti, si parla, ci si conosce, si hanno delle impressioni, si fanno domande, ci si convince uno dell’altro e se tutto funziona si inizia ad imbastire un minimo rapporto di fiducia, è tra adulti che ci si deve alleare, siamo noi gli argini. I ragazzi sono ragazzi e tali devono rimanere, non tutto deve essere dichiarato, noi non siamo gli amici dei nostri figli, mettiamocelo bene in  testa.

Da tutto ciò si evince che la mia esperienza come Tutor finora si è fondata su ragazzi delle medie e delle superiori, ciò non significa che io non abbia riflessioni da fare in merito ai bambini delle scuole elementari, ma è materiale per un prossimo articolo.

Non a caso in questo articolo ho citato spesso la parola TEMPO, vorrei concludere con un pensiero di Rousseau che nell’Emilio dice più o meno così:

manobimbo“per fare l’uomo non vi dirò come guadagnare tempo, ma come perderlo”

La ricchezza di questa “perdita di tempo” si coglierà solo nel futuro adulto che verrà.