Generatori d’ansia – Parte 2 – La prestazione

Credo che la nostra possa essere riconosciuta come “la società della prestazione“.

prestazioneL’importanza della prestazione emerge in qualsiasi campo e attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione e mette in ombra qualsiasi altra caratteristica della persona. La moda propone modelli di perfezione irraggingibili, corpi statuari, gambe perfette, linee al limite dell’anorressia (ringraziamo photoshop per tutta questa perfezione al limite del possibile, ma non diciamolo a nessuno). Talent show dove l’antagonismo è spinto all’eccesso e il giudizio è spesso categorico e distruttivo. Talk show dove non c’è il confronto ma la gara al più scaltro, a chi fa la voce più grossa, a chi è più aggressivo e quindi anche più efficace.

unoEssere i numeri uno è essenziale per avere valore.

E noi? Come ci comportiamo rispetto alla prestazione? Siamo sicuri di essere indifferenti al clima che respiriamo? Siamo veramente impenetrabili?

“Perchè hai preso solo 7? potevi benissimo prendere 8!”, ” Scommetto che Marco ha preso più di te!”, “Se non prendi 8, non vai al compleanno di Silvia!”. Non è inusuale sentire queste frasi.

La domanda classica all’uscita della scuola è: “com’è andata a scuola oggi?” e la risposta che ci sentimo dare è “Bene”, a cui di solito segue “Cosa avete fatto?” “Niente!” (6 -7 ore di nulla…difficile da credere).

Oppure, a fronte di una prova “Com’era la verifica? e sei riuscito a farla tutta?” difficilmente si dice “Eri agitato durante la verifica? Come ti sei sentito di fronte alle domande?”.

Avete mai provato a chiedere “come ti sei sentito oggi a scuola?”; se vostro figlio non è abituato a domande di questo tipo, nel migliore dei casi vi risponderà “In che senso?”

Risultato, voto, prestazione sono gli unici parametri su cui ci muoviamo perdendo di vista il lato emotivo, le inclinazioni e le caratteristiche della persona che abbiamo di fronte; perdiamo di vista anche l’importanza del tempo; ogni individuo ha tempi differenti di apprendimento e di maturazione, la corsa al voto eccellente ha come logica conseguenza solo una grande frustrazione.

Vedo schiere di genitori preoccupati dei voti e non del vero apprendimento, contestano i giudizi dei docenti e tendono a proteggere i ragazzi dagli insuccessi e spesso mi chiedo se questi giudizi pesano più su di loro o sui loro figli. Sono così preoccupati dal voto che auspicano anche prove più semplici, maggiori facilitazioni senza pensare che una prova è tale quando ha una sua ragionevole difficoltà.

Il debito a settembre è visto spesso come un onta e non come un modo per migliorare o riempire delle lacune. In effetti neppure la parola “debito” è appropriata, sarebbe meglio parlare di “recupero formativo” che pedagogicamente ha il suo valore: se un ragazzo non ha studiato è giusto che capisca che nulla è regalato, ci vuole impegno e costanza per raggiungere gli obiettivi; per chi ha studiato, ma non è sufficiente, è un modo per approfondire e comprendere ciò che non è chiaro; per chi ha avuto difficoltà di apprendimento è un’occasione per prendersi del tempo e studiare con più calma.

esamiRitengo che il “recupero formativo” sia valido anche per coloro che hanno un DSA. Se il ragazzo ha avuto gli strumenti adeguati per raggiungere i suoi risultati e non è riuscito, è giusto che abbia più tempo per recuperare. Non si tratta di minare la sua autostima, ma di lavorare sui punti di forza per migliorare con maggior tempo. A mio avviso questo vale non solo per il recupero a settembre, ma anche per i voti. Anche per un DSA deve esistere un voto negativo altrimenti si rischia di falsare tutto. La vita poi non ci risparmia nulla e la scuola è una palestra, una piccola società dove si sperimenta quello che poi sarà la vita adulta.

La focalizzazione al risultato ha messo in secondo piano l’importanza pedagogica erroredell’errore. L’errore o il giudizio negativo oggi sono sinonimi di inadeguatezza e non uno stimolo al miglioramento, un momento di pausa per approfondire meglio, un modo per capire e cambiare strategia. Sbagliare è nella logica del vivere quotidiano, non è una vergogna, l’errore induce a riflettere sul nostro comportamento, ci permette di fare un po’ di introspezione per conoscere meglio i nostri limiti e le nostre possibilità.

bimboCredo che noi adulti dobbiamo ripensare al valore della persona come essere imperfetto che impara se sbaglia, l’errore o il risultato negativo sono stimoli che dovrebbero farci crescere soprattutto come esseri umani, è solo cadendo che il bambino impara a camminare avendo sempre più la percezione di sè e del mondo circostante.

Concludo con una frase Montaigne:

“è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”.

La testa ben fatta non è quella piena di nozioni (che portano anche ottimi voti) ma è quella che sa mettere in relazione le informazioni, sa ragionare e sa dubitare; è quella che è in grado di riconoscere e perdonare i propri errori e imparare da essi.

Se vuoi clicka per leggere “Generatori d’ansia – Parte 1 – La valutazione”

 

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3 thoughts on “Generatori d’ansia – Parte 2 – La prestazione

  1. Sylvia Baldessari 6 giugno 2015 / 12:12

    Anche noi cadiamo e ci rialziamo in piedi.
    Metto al plurale perché capita anche a me, 😊poiché il genitore perfetto non esiste (e meno male).
    Però è proprio in quel momento che trovo le forze per capire.
    E se serve a noi, servirà anche a loro, anche se non è facile esporre chi amiamo.
    Ma farlo ora, quando noi ci siamo ancora, significherà prepararli a quando saranno soli davanti all’esistenza.

    😉

  2. irenecronache 7 giugno 2015 / 07:38

    Concordo pienamente con tutte le riflessioni legate sia alla valutazione che alla prestazione.
    Nel mio lavoro con i genitori cerco di non incorrere nello stesso rischio perché anch’io sento che siamo un po’ tutti intrappolati in catene culturali che a volte fatichiamo anche solo a intravedere.
    Come dice anche Sylvia cadere e rialzarsi fa parte di una bella dinamica, che tiene insieme errore e apprendimento, restituendo ad entrambi un rinnovato valore.

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