“Internet ci rende liberi?” Qualche riflessione in chiusura del Festival della Cultura

festival culturaIeri si è conclusa una due giorni culturale che, purtroppo per impegni diversi, non ho potuto vivere pienamente, ma che certamente ha portato una ventata di vivacità e pensiero riflessivo a Voghera. Considerato che sono stata relatrice vorrei condividere alcuni pensieri sul mio intervento, insieme al magistrato Battarino.

catenaLIBERTA’ è un concetto ampio di cui si sono occupati grandi scrittori, filosofi, artisti, registi cinematografici e religioni, difficile quindi dare una connotazione che racchiuda in sè tutti i possibili significati e declinazioni; mi limito a dire che libertà porta necessariamente con sè la SCELTA e la RESPONSABILITA’. Questo è vero sia che si tratti del nostro essere persone e cittadini di una realtà fisica qual è il mondo, sia che si tratti dello spazio virtuale della Rete.

Internet ci trasmette però, una sensazione di maggior libertà, la Rete viene spesso vissuta come luogo in cui tutto è lecito, in cui nessuno controlla e se anche esiste un controllo esso è sempre molto labile.

Se tutto questo è vero e questa percezione finisce per diventare qualcosa di reale, dobbiamo riflettere comunque sul fatto che il nostro agire in Rete ha delle conseguenze su di noi e su chi sta dall’altra parte del video o del cellulare.

E’ essenziale essere consapevoli del fatto che se una ragazzina posta di sè immagini sessualmente esplicite, al di là dei rischi che corre, lei verrà giudicata volgare, leggera, senza pudore; e se è senza pudore è lecito chiederle di più e andare oltre.

La stessa considerazione vale per le parole. Se uso un linguaggio volgare, automaticamente, per chi legge, sono una persona volgare.

Se viene decontestualizzata un’affermazione è facile che in Rete si sviluppino dei commenti, spesso negativi, sulla persona che forse ha espresso un suo pensiero che in quel determinato contesto aveva anche valore.

Quindi cosa fare?

La risposta è piuttosto semplice, ma la soluzione è complessa: non ci resta che EDUCARE.

Educare ai sentimenti: emerge da un’indagine sul sexting (presentata durante un convegno del CREMIT) che molti ragazzi non riescono a dire come si sentono di fronte a certe immagini che ricevono sui loro cellulari, e avrebbero voluto avere la possibilità di scegliere “neutro” piuttosto che dover scegliere tra diverse opzioni proposte. Io mi chiedo, ma cosa significa NEUTRO? Noi non siamo neutri nelle nostre emozioni, questo è indice del fatto che non si conoscono le parole per identificare e descrivere i sentimenti.
L’analfabetismo emotivo non nasce da Internet ma da un contesto sociale in cui ci sono adulti indaffarati, sempre di corsa, ripiegati su se stessi tanto che i sentimenti si imparano guardando la televisione (“Amici”, “Uomini e donne” e reality show di vario genere) e si riproducono sul web.

Rendere consapevoli i ragazzi che dall’altra parte, del video o del cellulare, ci sono delle persone con le loro storie, i loro dolori, debolezze e punti di forza. Tutto questo merita rispetto.

Educare al fatto che la Rete è anche cultura, confronto e fucina di idee e di sapere. Un compito, questo, che dovrebbe essere demandato non solo ai genitori, ma anche e soprattutto alla scuola che sappiamo essere in grande ritardo e difficoltà…ma questa è un’altra storia.

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