12 maggio 2014 – Blogging Day – #educazionEamore

Il tema del mese di maggio lanciato da Snodi Pedagogici è: #educazionEamore.

“L’educazione all’amore come dimensione particolare dell’incontro (umano e tra esseri viventi), alla sessualità, all’affettività, alla passione, intesa non solo come eros, ma più etimologicamente come provare un forte “sentire” per qualcosa o qualcuno.

Come educare e come educarsi all’amore in tutte le sue sfaccettature…”

Il mio ospite è Andrea Capella e il suo contributo descrive una situazione difficile, che spesso viene ignorata e che indica come la dimensione affettiva sia qualcosa che coinvolge tutti gli esseri umani, anche quelli che purtroppo vivono in un disagio psichico o cognitivo.
Un articolo intenso che vi invito a leggere e che spero tocchi le corde del cuore come è successo a me.
Buona lettura.


#educazionEamore  – DISAGIO, DISABILITA’ E AFFETTIVITA’ – ANDREA CAPELLA

catenaQuestione non semplice, delicata; che probabilmente può essere affrontata da angolature molto diverse.
Io parto dalla mia esperienza di lavoro, dove incontro persone diverse con atteggiamenti e necessità diverse: adulti e giovani, con disagio mentale o con disabilità cognitive.
I primi hanno già maturato esperienze affettive, alcuni hanno un matrimonio alle spalle, per tanti la relazione è stata un fallimento.
I secondi sperimentano le prime emozioni legate alla sfera affettiva spesso in modo disordinato, con pochi strumenti per gestire la relazione, quindi si prendono e si lasciano un po’ come adolescenti alle “prime armi”.
Ancora. Per i primi l’avere un rapporto sessuale è un’esperienza che fa parte del passato oppure, se ancora presente, uno dei pochi modi di “sentirsi” ancora: di sentire il proprio corpo, di provare emozioni, di percepirsi vivi, anche quando tutto sembra assopito e rubato dalla malattia e dai farmaci. L’atto sessuale diventa uno dei rari momenti di emozionante vitalità.
Per i secondi, la sessualità è un mondo da scoprire, anche in modo trasgressivo, lontano dagli occhi dei genitori.
Anche qui: per i primi la famiglia non c’è più, volata via spaventata dalla malattia, a lasciare un vuoto affettivo difficilmente colmabile che perseguita le loro speranze; per i secondi è ancora lì: a volte saggia e tutelante, altre volte povera di strumenti, impaurita e castrante.

Tutti – e non solo alcuni – vorrebbero che affettività e sessualità si combinassero in una appagante, e normale, vita di relazione.
Ma, in alcuni casi il solo modo per sentirsi ancora sessualmente vivi è quello di “accedere al mercato”.

In questo tourbillon di situazioni, di storie, di percorsi, il lavoro educativo non è sempre semplice: a che cosa va data la precedenza? cosa è prioritario? La necessità di “sentirsi vivi” pur attingendo a soluzioni moralmente discutibili? Oppure scelte sicuramente più etiche ma indubbiamente limitanti e, probabilmente a volte incomprensibili per le persone che stiamo accompagnando?
In queste dinamiche, l’educatore credo sia chiamato a negoziare con i propri valori, per confermare la centralità del soggetto altro, con la sua storia, cultura, morale.
Penso che se si riconosce che la sessualità è elemento imprescindibile della propria identità, allora non può essere negata: devo accettarla e accompagnarla anche se si pone in rotta di collisione con i miei codici. Devo – io, educatore a cui è stato affidato il progetto di crescita di una persona – assumermi anche il rischio, se necessario, di lasciare alla persona la libertà di comprendere questa parte di sé.

Ho pensato di interrogare alcuni ragazzi su questo tema. Le suggestioni che ne sono uscite le ho raggruppate qui:

“L’affettività riguarda i sentimenti che una persona prova per un’altra persona che la attrae dal punto di vista sentimentale e fisico.”
“Provare affettività per una persona è molto piacevole perchè ti fa sognare.”
“Essere affezionato a una persona vuol dire condividere tutti i suoi momenti NO e momenti che lo portano a provare gioia. Ovviamente il sentimento deve essere corrisposto, se ciò non avviene ecco che insorgono dei problemi.”
“L’affettività che si prova per una persona vuol dire secondo me anche, se ci si trova di fronte a un problema economico di aiutarlo, perché ciò dimostra il lato di generosità della persona che prova affetto.”
“La sessualità è uno sfogo di una persona che prova solo attrazione fisica, ma che non le interessa il lato affettivo: secondo me questa cosa non é umiliante se parte da entrambe le persone, perché il sesso é importante per un fattore chimico del nostro corpo.”
“Se si prova affetto e voglia di fare l’amore ecco che inizia, dal punto di vista psicologico, una reazione positiva della nostra vita, soprattutto per chi vive una vita assente cioè vuota alle relazioni sociali.”

Quest’ultima frase mi ha fatto intravedere il nemico da combattere: la solitudine, il vuoto di relazioni, la “vita assente“.

Da questo punto di vista mi pare emergente educare alla relazione, educare a stare nelle relazioni, quelle relazioni che soprattutto gli adulti non sono più riusciti a costruire.
Significa, a mio avviso, sostenere la ricerca delle personali passioni ed emozioni, dando ad esse un volto, riscoprendone il senso.
Poi significa che quel bagaglio emotivo riscoperto deve essere vissuto e rielaborato in una dimensione duale. Cosa che pare assolutamente semplice in una condizione di normalità, ma che diventa una prova enorme nel caso della malattia mentale, situazione in cui depressione e sfiducia in se stessi compromettono la dimensione sociale.
Significa tentare dar vita ad esperienze con le quali (ri)comprendere cosa significa “sentirsi amati”, accolti, considerati, cosa provoca gioia e imbarazzo, cos’è la gelosia, la delusione.
Significa sperimentare quelle emozioni senza le quali la malattia svuoterebbe di senso la vita.
Significa comprendere che anche in una relazione affettiva, che pur diventa coinvolgente al punto tale da farci perdere di vista il resto del mondo, non siamo mai soli. E nemmeno in coppia. Ci sono amici, parenti, genitori che ne sono coinvolti, anch’essi con il loro carico emotivo.
Tutto ciò definisce un quadro complesso, un labirinto di emozioni e dinamiche complesse: l’obiettivo è quello di dare ai nostri adulti un punto di partenza per affrontarle.

Aandreandrea Capella 
E’ un educatore professionale dal 2000 presso una fondazione in provincia di Pavia.
Si è occupato di minori, in ambito residenziale, scolastico ed extrascolastico.
Attualmente segue due servizi per adulti con problemi di salute mentale.
Si è occupato anche di progettazione sociale e di fundraising attraverso bandi pubblici o di fondazioni.

Tutti i contributi di #educazionEamore verranno raccolti qui.
I blog che partecipano:

Il piccolo doge
Labirinti pedagogici
Tra fantasia pensiero e azione
E di Educazione
Nessi Pedagogici
Ponti e derive – Si può veramente educare all’amore
Ponti e derive – A mille ce c’è
La bottega della pedagogista – Educare senza amore
La bottega della pedagogista – Strada facendo

Blogging Day FEBBRAIO 2014

#PEDAGOGIAESCUOLA

Una risposta a "12 maggio 2014 – Blogging Day – #educazionEamore"

  1. Vania 14 maggio 2014 / 06:59

    La vita assente…il non mettersi in gioco anche, oppure farlo solo quando si è sicuri..anche in amore. Argomento che mi piacerebbe approfondire, grazie per averlo fatto emergere!
    Vania

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