30 Aprile 2014 – #pensodunquebloggo – L’educazione è un gioco di specchi

“Il 30 aprile i blogger del gruppo Snodi Pedagogici hanno scritto e pubblicato una serie di articoli, sui propri blog, inerenti ai blogging day già pubblicati:

EducazioneNaturale
PedagogiaEscuola
PedagogiaEpolitica

Una sorta di tappa riflessiva per vedere quanto è emerso fino ad oggi grazie ai vostri contributi, per rileggere assieme a voi i passaggi fondamentali, provando a dare delle risposte ma anche porre e porsi nuove domande.

snodi pedagogiciGli articoli sono stati pubblicati sui diversi social con #pensodunquebloggo e raccolti sul sito di Snodi Pedagogici.”

 

Buona lettura

#pensodunquebloggo – L’educazione è un gioco di specchi – Elisa Benzi

Il “pensodunquebloggo” mi ha dato l’opportunità di andare a rileggere i contributi dei miei ospiti sul blog. Ho esitato per qualche giorno, non riuscivo a decidere se sviluppare i miei pensieri su più articoli o se trovare un filo rosso che unisse tutte le riflessioni. In effetti l’idea di trovare un unico filo conduttore mi è parsa  la più accattivante e anche la più impegnativa.

Grazie al cielo spesso le riflessioni si calano anche in un contesto di vita quotidiana che è ricca di spunti e suggestioni che permettono poi di vedere i nessi; ed è proprio un episodio di vita quotidiana che ha chiuso il cerchio delle mie riflessioni.

L’educazione è un gioco di specchi e di conseguenza anche di sguardi e di immagini riflesse.

Siamo abituati a pensare che l’educazione sia un qualcosa che ci riguarda da bambini, da ragazzi ma, una volta adulti non ci riguarda più, se non quando dobbiamo educare a nostra volta i nostri figli. In realtà, credo che l’educazione sia un percorso che dura tutta la vita, inizia con il primo vagito e termina con l’ultimo respiro.

E’ chiaro che il processo educativo cambia, così come cambiano i ruoli, si viene educati per poi diventare capaci di autoeducarsi e ci si educa guardando gli altri e  guardandosi negli altri.

Penso alla riflessione di Federico Grianti quando condivide il suo decalogo, lui parla di educare alla bellezza, al duro lavoro, alla competizione con se stessi, al feedback che evidenzia prima la parte positiva e poi la parte da migliorare, l’incoraggiamento continuo e l’approvazione. Penso all’esempio che costantemente deve fornire ai suoi figli per dimostrare la coerenza tra ciò che suggerisce loro e ciò che fa nel quotidiano. I suoi figli devono guardare al modello che lui propone e solo lui può mostrarlo con il suo agire quotidiano. Se c’è coerenza, i figli si rispecchiano nel padre e lui in loro, trovando il conforto di un processo educativo che funziona e porta risultati.

Penso ad Anna che ci scrive della sua esperienza con il figlio di 11 anni nel Museo Della Scienza e Tecnologia di Manchester. Lei parla di “sperimentare insieme” ai propri figli, per allenarli ad un pensiero creativo che permetterà loro di muoversi meglio in un mondo che cambia velocemente. Questa mamma si mette in gioco, sperimenta, gioca, invita il suo bambino a creare storie, guarda i film e li commenta insieme al figlio, balla e canta insieme a lui. Attraverso questa mamma il bambino viene in contatto l’emozione della creatività, e vede una mamma appassionata, che si emoziona in un museo, che ama la bellezza, che non propone soluzioni ma invita a trovarle insieme.

Anna e Federico, genitori che si autoeducano per educare, una coppia dove marito e moglie si specchiano l’uno nell’altro e imparano giornalmente ad essere coerenti ed appassionati della vita. Lo hanno trasmesso attraverso i loro articoli e lo trasmettono sicuramente nel loro processo educativo.

Il gioco di specchi nel caso della scuola è chiaro, Marco sottolinea come la classe risulti essere lo specchio della società e il rimando che fornisce è la crisi dei ruoli sociali, l’impatto delle tecnologie sulle azioni di vita quotidiana, i rapidissimi mutamenti globali e una relazione scuola-famiglia che non regge.  specchio rottoLo specchio scuola-famiglia è uno specchio rotto proprio a causa della crisi dei ruoli che non vengono riconosciuti da una parte e dall’altra. Lo specchio rotto deforma, Marco parla della solitudine del docente e fuori dall’ambito scolastico spesso si sente parlare della solitudine delle famiglie. Cosa rimane in un contesto “deformato”? Rimane la classe, rimangono i ragazzi. L’immagine che una classe di studenti rimanda al docente è il punto da cui partire, è un feedback continuo su cui il docente riflette e si autoeduca per educare a sua volta. Credo quindi che sia significativa la frase con cui Marco conclude la sua riflessione :

“I ragazzi, nonostante il loro “disordine esistenziale” talvolta provocatorio, cercano l’adulto/insegnante e se lo “sentono” in ascolto diventa una figura affettiva di riferimento. Da questo momento si apre una finestra su uno scenario educativo e formativo da costruire in itinere. “

L’ascolto di cui parla Marco non è l’ascolto che avviene attraverso l’orecchio ma è l’essere consapevole di cosa l’altro percepisce di me.

Il gioco degli specchi funziona anche per Simone Lanzi che esalta l’educazione e la cultura dei pari. Perchè, un ragazzo meno bravo, impara meglio dalla spiegazione di un suo compagno più bravo che dal professore? Perchè, settecento ragazzi hanno voluto imparare il linguaggio dei sordomuti, per comunicare con una ragazzina entrata nella loro scuola?

Qui a mio avviso il processo di educazione e autoeducazione si mescola, valori espressi da docenti appassionati e coerenti si rispecchiano negli atteggiamenti di aiuto tra pari. I ragazzi hanno meno filtri, hanno bisogno del gruppo e vogliono costruire il loro gruppo di riferimento e lo fanno principalmente a scuola. Gli adulti che sanno osservare e soprattutto ascoltare riescono a farsi da parte facendo percepire loro la magia della fiducia, della cooperazione e dell’empatia leve motivazionali importanti ed efficaci per la maturazione dei giovani che saranno gli uomini e le donne di domani.

Anche la politica riflette la società e viceversa, ma noi non abbiamo voluto parlare della “politica di palazzo”, dei partiti e delle ideologie. Lorenzo e Alessia hanno posto la loro riflessione sull’agire politico nel quotidiano. Quanto e quando il nostro agire è un agire politico? Lorenzo parla dei valori in cui crede da sempre: l’ attenzione ai più deboli, la tutela dell’ambiente, la valorizzazione dei giovani, l’importanza dell’istruzione e della cultura. Qual è il modo più efficace per mettere in atto questi ideali realizzando qualcosa? Impegnarsi politicamente con l’obiettivo di lasciare traccia del proprio passaggio. Azioni impegnative e finalizzate al bene comune. La sua frase è significativa:

“Pensare di lasciare il mio piccolo pezzo di mondo un po’ più bello di come l’hanno lasciato i miei genitori. E cercare di “educare” le mie figlie a fare altrettanto con i loro figli.

Lorenzo rimanda l’immagine di un genitore che si autoeduca per dare l’esempio e nello stesso tempo riflette l’immagine di una politica differente e possibile per migliorare un pezzettino di mondo.

Alessia parla di educare alla responsabilità perchè, se ci pensiamo bene, l’agire politico è un agire responsabile rivolto agli altri, e ci dà un’immagine positiva degli adolescenti e credo che sia anche quella più corretta.

Spesso gli adolescenti vengono descritti come svogliati, irresponsabili, privi di iniziativa, superficiali. Ma io mi domando: i ragazzi sono il riflesso di un mondo adulto che ha perso la speranza? Sento dire: “i ragazzi di oggi non hanno valori” e io chiedo: “Ma noi adulti cosa trasmettiamo? quali esempi diamo?” Loro ci guardano e riflettono l’immagine di un mondo adulto spesso alla deriva.

Alessia lo evidenzia molto bene nella sua riflessione

“come possiamo aspettarci dei ragazzi ricchi di contenuti, responsabili e attenti a ciò che li circonda, se non diamo loro la possibilità di sperimentarsi in questi contesti e se non diamo loro spazi di protagonismo reale e significativo all’interno della comunità? Come possiamo aspettarci che cittadini attivi e partecipativi lo diventino semplicemente raggiungendo la maggiore età? Come possiamo pensare che si prendano impegni se non li accompagniamo ad assumerseli -senza sostituirci a loro- e non li facciamo sentire in grado di raggiungerli, certi obiettivi comuni?”

Se gli adulti lasciano spazi adeguati, i ragazzi hanno la capacità di sorprenderci. Bisogna credere in loro, dare loro responsabilità e fiducia fornendo loro un esempi credibile e coerenti.

Se noi adulti siamo la parte più coinvolta nel processo educativo dobbiamo imparare a guardare i bambini e i ragazzi come se ci guardassimo allo specchio, loro altro non sono che la nostra immagine riflessa. Se l’immagine non ci piace dobbiamo migliorarla a partire da noi, autoeducandoci.

 

Questi sono i blogger che partecipano al blogging day, dove potrete trovare altri contributi interessanti:

Sylvia Baldessari Il Piccolo Doge
Alessandro Curti Labirinti Pedagogici
Monica D’Alessandro Pozzi Tra fantasia pensiero ed azione
Anna Gatti E di Educazione
Manuela Fedeli Nessi Pedagogici
Monica Cristina Massola Ponti e Derive
Christian Sarno Bivio Pedagogico
Vania Rigoni La Bottega della pedagogista
Alessia Zucchelli E di Educazione

 

 

 

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One thought on “30 Aprile 2014 – #pensodunquebloggo – L’educazione è un gioco di specchi

  1. Sylvia Baldessari 30 aprile 2014 / 14:49

    Il filo rosso per Elisa è “specchio”.

    Uno specchio posto davanti a un altro specchio crea un’infinità di riflessi, ulteriori dimensioni, opportunità che la vita ci offre…

    L’educazione sta e opera nell’attimo in cui decido in quale “specchio” riflettermi.

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